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NORMATIVE10 OTT 2026 · REDAZIONE

Opere di fondazione: criticità tipiche e soluzioni per garantirne la durabilità.

Le strutture interrate sono esposte all’umidità del terreno, alle acque di percolazione e, in alcuni casi, alla falda. L’ing. Francesco Di Carlo analizza le principali criticità delle opere di fondazione e i criteri da considerare nella scelta del sistema impermeabilizzante.

Ing. Francesco Di Carlo

Specialista in stime immobiliari, infiltrazioni, umidità e muffe

Le fondazioni hanno il compito di trasferire i carichi dell’edificio al terreno e la loro durabilità rappresenta una priorità progettuale. Le strutture interrate, però, non comprendono soltanto le opere di fondazione: parcheggi, vani tecnici, depositi e altri ambienti sotto quota sono anch’essi esposti all’umidità del terreno, alle acque di percolazione o alla falda e devono essere adeguatamente protetti.

Conoscere terreno e presenza d’acqua

La scelta del sistema impermeabilizzante parte da una valutazione preliminare delle condizioni in cui si troverà la struttura. È necessario considerare le caratteristiche del terreno e verificare la presenza d’acqua nei diversi periodi dell’anno, distinguendo tra umidità diffusa, acqua di percolazione e acqua in pressione.

La permeabilità del terreno incide direttamente sul comportamento dell’acqua. I terreni a granulometria grossolana, come quelli ghiaiosi, sono generalmente più permeabili e favoriscono il drenaggio; nei terreni a granulometria fine, come quelli argillosi, l’acqua filtra più lentamente e può permanere più facilmente in prossimità della struttura.

Queste condizioni devono essere valutate prima di scegliere la soluzione impermeabilizzante, perché il sistema deve essere coerente con le effettive sollecitazioni a cui la struttura sarà sottoposta.

I punti critici delle strutture interrate

Anche un calcestruzzo correttamente progettato e realizzato presenta elementi di discontinuità che possono diventare percorsi preferenziali per l’acqua. Tra i punti più delicati rientrano le riprese di getto, i corpi passanti, i giunti strutturali e i distanziatori dei casseri.

Riprese di getto

La ripresa di getto costituisce una discontinuità tra fasi successive di realizzazione del calcestruzzo. Può trovarsi sia sul piano orizzontale sia su quello verticale e deve essere opportunamente presidiata affinché venga mantenuta la tenuta idraulica della struttura.

Corpi passanti

Tubazioni e altri elementi che attraversano pareti o platee creano un’interfaccia tra materiali diversi e possono costituire una via preferenziale per l’acqua presente nel terreno. Il trattamento del raccordo tra il corpo passante e il sistema impermeabilizzante richiede quindi particolare attenzione già nelle fasi di predisposizione e di getto.

Giunti strutturali

Il giunto strutturale consente movimenti tra parti della struttura e può assolvere anche alla funzione di evitare il martellamento tra corpi adiacenti durante un sisma. Dal punto di vista della tenuta all’acqua rappresenta un punto sensibile: la soluzione adottata deve essere compatibile con i movimenti previsti e garantire continuità all’impermeabilizzazione.

Distanziatori dei casseri

Anche i distanziatori utilizzati durante la casseratura possono generare punti di discontinuità. Dopo il disarmo devono essere trattati in modo adeguato, con soluzioni coerenti con il tipo di elemento utilizzato e con le condizioni di esposizione della struttura.

Come cambiano le scelte in funzione dell’acqua

Il sistema impermeabilizzante non può essere scelto in modo indipendente dal contesto. Nel testo vengono distinte tre condizioni principali: umidità nel terreno, accumulo d’acqua in terreni poco drenanti e presenza di acqua in pressione.

Umidità diffusa nel terreno

Quando non sono presenti carichi idrostatici rilevanti e il terreno è in grado di drenare rapidamente l’acqua, l’intervento può concentrarsi sulla protezione delle superfici controterra. Anche un sistema di drenaggio correttamente realizzato può contribuire a ridurre l’accumulo d’acqua in prossimità della fondazione.

Terreni compatti e accumulo d’acqua

Nei terreni compatti o argillosi, soprattutto in assenza di un drenaggio efficace, l’acqua può accumularsi attorno alla struttura. Dopo lo scavo e il successivo rinterro, la zona interessata dai lavori può presentare caratteristiche diverse dal terreno circostante e diventare un’area verso la quale l’acqua tende a migrare.

In queste condizioni è necessario garantire la continuità del sistema impermeabilizzante tra le superfici orizzontali e verticali, evitando punti deboli in corrispondenza dei raccordi.

Acqua in pressione

La presenza della falda, anche se limitata ad alcuni periodi dell’anno, rappresenta la condizione più gravosa tra quelle considerate. L’acqua in pressione condiziona non soltanto la scelta dell’impermeabilizzazione, ma anche la progettazione della struttura di fondazione. Il sistema deve essere continuo e coordinato con la struttura affinché possa contrastare correttamente le sollecitazioni idrauliche.

La durabilità si progetta prima del getto

La protezione delle opere di fondazione non può essere affidata a un intervento isolato eseguito a posteriori. La valutazione del terreno, dell’acqua e dei punti di discontinuità deve precedere la fase esecutiva e guidare la scelta del sistema impermeabilizzante.

Riprese di getto, corpi passanti, giunti e raccordi devono essere considerati come parti di un unico sistema. È la continuità della protezione, insieme alla corretta progettazione e messa in opera, a contribuire alla durabilità delle strutture interrate e alla funzionalità degli ambienti che esse delimitano.